Sara Campanella e Ilaria Sula avevano in comune l’età (22 anni), l’essere studentesse e l’aver detto “no” agli uomini che le hanno uccise. A Sara sono stati inferti tre tagli alla gola, dopo che aveva chiesto aiuto alle amiche per essere raggiunta e aiutata. Di Ilaria è stato ritrovato il cadavere in una valigia, in fondo a un dirupo. A colpire non è solo la crudeltà degli omicidi. Ancor di più, è la giovane età delle vittime e dei loro assassini: sono giovani che uccidono giovani.
Al Sir, l’antropologo Mario Pollo prova a rintracciare le tracce dei comportamenti devianti, in una società che ha perso l’abitudine di ascoltare l’interiorità.
Professore, gli ultimi femminicidi colpiscono per la loro crudeltà. Non ci sono anticorpi nella società contro questi gesti?
Nella cultura e nella società odierna domina il pensiero secondo il quale, per conoscere le persone, basta agire a livello cognitivo, tramite la formazione, dimenticando l’interiorità, la dimensione più profonda. Prendo spunto dal Vangelo di Marco, quando i farisei chiedono a Gesù perché i discepoli non si comportino secondo la tradizione. Lui risponde che ciò che esce dall’uomo contamina l’uomo. C’è dunque una dimensione interiore, di cui non ci prendiamo cura, in cui c’è un crogiolo di forze vitali che possono manifestarsi con il volto diabolico o angelico. Se le persone sono abituate a fare i conti con la propria coscienza, sanno aprirsi all’interiorità.
Oggi non curiamo l’interiorità, pensiamo che basti avere le conoscenze necessarie, dimenticando che la persona collega l’esistenza a qualcosa che trascende, che va al di là.
Gli assassini non erano capaci di accettare il rifiuto.
L’archetipo del romantico, nel nostro inconscio profondo, si basa sul desiderio di fusione con un’altra persona ma, se non si trasforma, può portare alla morte. Quando il rapporto si rompe, la persona non accetta perché non può vivere senza il possesso. Il no fa sì che la persona entri nella notte mortale.
La società come dovrebbe migliorarsi?
Non è sufficiente solo aiutare le ragazze a dire dei “no”. È importante anche educare i ragazzi e le ragazze a riscoprire il senso vero della vita, fare i conti con la propria interiorità. Scoprire che l’altro è un io e che ha la stessa dignità e profondità del proprio io. Occorre una visione del mondo e degli ideali in grado di aiutare a trovare qualcosa che trascende l’individualità e i limiti, per riscoprire il valore dell’altro.
A scuola, fin dall’infanzia, viene insegnato ad ascoltare e gestire le emozioni. Non basta?
Manca la cultura sociale. Ascoltare le emozioni è importante, ma non è sufficiente, come già aveva intuito Spinoza. Le emozioni animano il corpo ed è importante ascoltarle, ma devono evolvere in sentimenti, che sono la loro interpretazione a livello simbolico. Le persone possono essere educate ai sentimenti in vari modi. La letteratura e l’arte, ad esempio, aiutano a dare un’interpretazione delle proprie emozioni, per governarle in modo cosciente.
Le religioni, non solo il cristianesimo, spingono a curare l’interiorità.
Il buddismo e alcune religioni orientali offrono vie per sviluppare la propria individualità. Nelle correnti del buddismo, per esempio, si punta al superamento dell’io. La società, però, è fortemente centrata sull’io, mentre solo quando riusciamo a trascendere l’io scopriamo il senso profondo della vita. Le religioni orientali sono centrate su questo, così come il cristianesimo, che mette di fronte all’altro e a chi soffre.
Insomma, la tendenza maggioritaria vorrebbe trascurare una parte della persona.
La realizzazione non è mai individuale, ma richiede la relazione con l’altro. Questo è un elemento che fatica a emergere, perché le relazioni sono di tipo fusionale: si diventa parte inconsapevole del gruppo che condiziona ogni azione e in cui si perde l’identità vera degli altri. Scoprire il bello del mondo, la bellezza umana e spirituale, fa sì che io sia in grado di riconoscere le mie emozioni e cercare di controllare quelle negative o trasformarle in positive. Ciò che conduce alla morte può condurci alla rinascita. Nelle terapie delle persone con comportamenti devianti è fondamentale aiutarle a convertire ciò che le ha portate alla distruzione di sé o degli altri, e metterlo al servizio della costruzione.
Questo richiede spiritualità e maestri che sappiano aiutare a prendersi cura autenticamente dell’interiorità.
C’è quindi bisogno di maestri. Di maestri che possano anche stare zitti. Di persone in cui specchiarsi, osservare l’insegnamento, l’esempio, e scoprire gli strumenti utili alla crescita interiore.
Per offrire maestri, però, occorre trasformare gli stili di vita e la cultura in cui viviamo. Molti educatori oggi sono convinti che l’importante sia aiutare i ragazzi ad affermare se stessi. Si lavora perché i giovani abbiano le competenze per avere successo, per integrarsi nella vita sociale, spesso chiedendo loro di rinunciare a essere se stessi, ovvero di non seguire la propria strada se questa non è attesa dai genitori o dagli insegnanti. È qualcosa che deve investire alla radice il nostro modo di considerare l’umano.
Maria Elisabetta Gramolini
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Una riflessione dell’Azione Cattolica di Messina